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UPS APC: batterie esterne più grandi per più autonomia

Materiali
~ 10 €cavi, capicorda e fusibile: le batterie erano già in casa
Tempo
~ 2 h

L'idea

Un UPS, o gruppo di continuità, serve a tenere acceso il computer quando salta la corrente, giusto il tempo di salvare il lavoro e spegnere tutto con calma. Il mio è un APC da scrivania, affidabile, ma con un limite che accomuna quasi tutti i modelli di questa fascia: l'autonomia dipende dalle batterie che stanno dentro la scocca, e lo spazio interno è pensato per batterie piccole. Con un computer impegnativo collegato, i minuti a disposizione si riducono parecchio.

C'era poi un secondo problema, meno evidente ma altrettanto importante: durante il funzionamento l'UPS scaldava parecchio, soprattutto per via del trasformatore interno, e le batterie, chiuse lì accanto nella stessa scocca, finivano per lavorare costantemente al caldo. Le batterie al piombo soffrono molto il calore, perché le alte temperature accelerano le reazioni chimiche che le degradano e ne accorciano sensibilmente la vita. Dato che l'elettronica dell'UPS è in grado di caricare e gestire anche batterie più capienti, purché la tensione resti quella prevista, ho deciso di sistemarle all'esterno: in questo modo non ci sono più limiti di ingombro e, soprattutto, le batterie restano al fresco, lontane dal calore del trasformatore.

L'UPS APC con i cavi delle batterie che escono dal fianco

L'intervento

Ho aperto l'UPS e ho praticato un foro sul fianco della scocca, nella parte bassa, abbastanza largo da far passare due cavi e posizionato in modo da non interferire con l'elettronica né con le feritoie di ventilazione. Dall'interno ho portato fuori un cavo rosso e uno nero, con isolamento resistente al calore. Nella prima versione terminavano con dei connettori a innesto (faston), comodi per collegare e scollegare il pacco in un attimo; in un secondo momento, però, ho preferito modificare i cavi e fissarli direttamente ai poli delle batterie con capicorda ad anello serrati sui morsetti, perché un collegamento avvitato regge meglio le correnti in gioco e non rischia di allentarsi col tempo.

La prima versione del collegamento, con i connettori faston all'uscita del foro

Il pacco esterno è composto da due batterie al piombo sigillate da 17 Ah ciascuna, molto più capienti di quelle originali, collegate in serie per ottenere la stessa tensione che l'UPS si aspetta. Le ho tenute unite con del nastro in modo che formassero un blocco unico e stabile, facendo attenzione a stenderlo senza coprire i fori di sfiato delle celle: anche le batterie sigillate hanno delle valvole di sicurezza da cui, in caso di sovraccarico, devono poter uscire i gas, e tapparle sarebbe un errore da evitare. Sul collegamento tra le due batterie ho inserito un fusibile: è il dettaglio a cui tengo di più, perché le batterie al piombo sono in grado di erogare correnti altissime, e se un cavo dovesse spellarsi o andare in cortocircuito il fusibile interrompe il circuito prima che i cavi si surriscaldino. Un componente da pochi euro che rende l'intero sistema molto più sicuro.

Il pacco esterno: due batterie al piombo da 17 Ah unite, con il fusibile sul collegamento Vista dall'alto delle batterie collegate in serie, con il fusibile al centro Il nastro che tiene unite le batterie, steso senza coprire i fori di sfiato delle celle

Il risultato

Collegato il pacco esterno, l'UPS ha riconosciuto le batterie senza alcun problema, le ha caricate normalmente e funziona esattamente come prima, solo con un'autonomia nettamente superiore. Le batterie non sono nuove, e probabilmente conservano intorno al 60% della capacità originale, ma bastano lo stesso a tenere in piedi tutta la mia camera: il PC con i suoi tre monitor, le luci, lo switch di rete, il disco del NAS, Alexa e i vari caricabatterie. Quando salta la corrente, quindi, non ho solo il tempo di salvare il lavoro, ma posso anche aspettare qualche minuto per capire se il blackout è passeggero prima di decidere se spegnere tutto.

E c'è un vantaggio che non si vede ma conta: lontane dal trasformatore, le batterie lavorano a temperatura ambiente, una condizione in cui si conservano molto meglio e durano più a lungo. È il tipo di modifica che mi piace di più, perché prende un apparecchio che funziona già bene e lo adatta alle mie esigenze, migliorandolo proprio nei punti in cui era più debole. Con un foro, un paio di cavi, due batterie recuperate e un fusibile messo al posto giusto, un UPS da scrivania è diventato capace di alimentare un'intera stanza.

La versione definitiva: cavi collegati direttamente ai poli delle batterie

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